Chi? Wallace è, era, uno scrittore fuori dal comune. Ecco cosa penso leggendolo: è come se un bambino guardasse il mondo e ce lo raccontasse, senza pregiudizi, senza ideologie a orientare il suo sguardo, ingenuo, permeabile e capace di stupirsi, aperto. Ma quel bambino, allo stesso tempo, è l'essere più intelligente e acuto che abbiate mai incontrato.
E ora il libro.
1281 pagine. Folle. Complesso. Non per tutti, troppo facile odiarlo. Troppa fatica giungere a quei lampi di letteratura – farsi delle domande equivale a smettere – in cui il mondo ci viene raccontato senza ipocrisia per ciò che è: paranoico, disperato, tenero, contorto, ma tutto sommato prevedibile e lineare. Ci si immerge nella storia alla ricerca di questi lampi di letteratura e alla fine si scopre che le 1281 pagine sono un'unica luce abbagliante. Abituati gli occhi, ordinati i pensieri, arriva la scioccante consapevolezza di essere stati parte del romanzo, personaggi tra i personaggi dello scherzo infinito di D. F. Wallace.
Di cosa parla?
DIPENDENZA
dalle droghe
dall'alcol
dalle forme di intrattenimento
dai ruoli che ci vengono assegnati
dai vincoli di parenteladall'evasione
dalla preghiera
dalle forme di controllo, di chi controlla e di chi è controllato
PAURA
DEPRESSIONE
PANICO
MORTE
RICERCA
INCOMUNICABILITÀ
SOLITUDINE
COMPETIZIONE
