lunedì 11 febbraio 2013

Milleduecentottantuno pagine... Infinite Jest

Quando? Ho terminato oggi Infinite Jest, e l'ho letto in un periodo della mia vita particolare, un periodo in cui la pochezza del mondo mi si è mostrata in tutta la sua impalpabile violenza. Lettura perfetta, dunque.
Chi? Wallace è, era, uno scrittore fuori dal comune. Ecco cosa penso leggendolo: è come se un bambino guardasse il mondo e ce lo raccontasse, senza pregiudizi, senza ideologie a orientare il suo sguardo, ingenuo, permeabile e capace di stupirsi, aperto. Ma quel bambino, allo stesso tempo, è l'essere più intelligente e acuto che abbiate mai incontrato.

E ora il libro.
1281 pagine. Folle. Complesso. Non per tutti, troppo facile odiarlo. Troppa fatica giungere a quei lampi di letteratura – farsi delle domande equivale a smettere – in cui il mondo ci viene raccontato senza ipocrisia per ciò che è: paranoico, disperato, tenero, contorto, ma tutto sommato prevedibile e lineare. Ci si immerge nella storia alla ricerca di questi lampi di letteratura e alla fine si scopre che le 1281 pagine sono un'unica luce abbagliante. Abituati gli occhi, ordinati i pensieri, arriva la scioccante consapevolezza di essere stati parte del romanzo, personaggi tra i personaggi dello scherzo infinito di D. F. Wallace.
Di cosa parla?
                                                                                      DIPENDENZA
                                                                                                       dalle droghe
                                                                                                             dall'alcol
dalle forme di intrattenimento
                                             dai ruoli che ci vengono assegnati
                                                                                  dai vincoli di parentela
                                                                                        dall'evasione
                                                                                                dalla preghiera
                              dalle forme di controllo, di chi controlla e di chi è controllato

                                             PAURA
                                                                                                         DEPRESSIONE
               PANICO
                                                                           MORTE
                                                                                                                                          RICERCA
                      INCOMUNICABILITÀ
                                                                                SOLITUDINE
                                                                                                                   COMPETIZIONE



mercoledì 6 febbraio 2013

Cercando il nome per l'agenzia letteraria... LunaLetteraria

Il nome dell'agenzia nasce dal testo di Pavese La luna e i falò. Quella del libro è una luna molto "terrena", non è qualcosa di astratto e "lontano", è una luna legata alla terra, che scandisce il susseguirsi ciclico delle stagioni, che regola il lavoro nei campi. Concreta. Vera. Presente. L'uomo celebra ritualmente proprio questa regolarità e ciclicità cui deve affidarsi per coltivare, seminare, sopravvivere… e lo fa accendendo un fuoco, un falò: il passato brucia e ci si prepara a un nuovo inizio. Lo sguardo sempre rivolto alla luna.

martedì 29 gennaio 2013

Ci piaceva guardare le partite di calcio

…dunque, 1997, venti anni e appassionato di calcio, romanista, le partite le andavamo a vedere al bar tutti insieme, niente tv via satellite nelle case. Ci piaceva guardare le partite di calcio, o meglio: ci piaceva guardare quelle che credevamo essere partite di calcio. Quell’anno, tutti insieme al bar, scoprimmo che il calcio era altra cosa. Da quel momento quel gruppo di ragazzi avrebbe scandito il tempo della memoria in un prima e in un dopo. C’era un calcio prima dell’arrivo di Zeman, e ci sarebbe stato un calcio, un mondo, dopo l’arrivo di Zeman. Tutto qui.

mercoledì 23 gennaio 2013

Cercando il nome per l'agenzia letteraria

Impresa difficile, pensi di volerne trovare uno che valga per sempre, per tutti, e la cosa ti blocca, ti fa rimandare, te ne fa scartare mille…
Vago tra i miei riferimenti culturali, così forse qualcosa di buono si coagula. Ho scritto "vago" ed ecco Corto Maltese, e Bahia che però male si adatta al nome di un'agenzia. Poi Milo Manara e le sue donne di straordinaria (finta-inesistente) bellezza, anche qui c'è poco da cercare un nome. Vero che vorrei fosse femminile, donna, per una serie di ragioni, prima tra tutte Elena, ma non Miele o Culo-perfetto-a-un'altezza-vertiginosa-rispetto-alla-terra. Proprio no.

giovedì 10 gennaio 2013

Milleduecentottantuno pagine

«Il tempo all'ombra dell'ala della cosa troppo grande da vedere, che cresce».

David Foster Wallace, Infinite Jest

sabato 5 gennaio 2013

Precariamente...

Precariamente prende vita sulla tazza del cesso, non poteva essere altrimenti.